
Il calcio moderno non conosce pieta'. E la presenza inquietante del negro incazzatissimo al suo interno e' una variabile che non ci si puo' piu' permettere di ignorare.
Palla lunga dal fondo, testa nera che sbuca, gol.
Tutti fermi.
Momenti di reale fastidio.
La vera verita', e chiudero' in fretta perche' in 15 minuti non c'e' troppo tempo per dissertare, e' che non si puo' pensare di arrivare a certi livelli e potersi permettere di dimenticare l'umilta'. Rilassarsi un pochino nei primi 45 minuti, magari lasciando che sia la spocchia a prendere il sopravvento, vuol dire condannarsi a un turno tutto in salita. Alla fatica tremenda di dover inseguire l'impresa.
Un professionista non puo' permettersi di crollare o anche solo di vacillare in questi momenti. Scarica i nervi, con un semplice gesto che lo aiuta a recuperare la concentrazione, ingoia il boccone amaro, e riparte.
Esiste un preciso motivo in base al quale la Costa D'Avorio e' condannata ad uscire al primo turno dei mondiali, e l'Italia a vincerli. Un Drogba puo' emergere in campo grazie alla sua straripanza fisica, e gelare un'intero stadio con un colpo a freddo. Ma non sara' mai il suo pane capire l'essenziale perfezione, il genio calcistico, e l'assoluta bravura che richiedono cinque passaggi semplici di fila, di quelli che mettono un uomo davanti alla porta per un comodo appoggio.
E cosi' si ricomincia umili, dalle cose semplici. Senza perdere la fiducia nei propri mezzi, ma con la rinnovata consapevolezza di non potersi permettere troppi errori.
"Voi negri incazzatissimi siete tutti uguali: non vi fidate della sostanziale decenza della cultura del calcio bianco".
La vedremo.
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