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giovedì 31 maggio 2007

Parliamone



Come ben sai non e' mia abitudine affrontare i discorsi con te in maniera tanto diretta.
Cio' nonostante va da se' che io non abbia mancato di percepire una certa ostilita' da parte tua negli ultimi tempi.

Se ben ricordo l'ultimo concordato prevedeva una sostanziale non belligeranza. Mi rendo perfettamente conto di essermi permesso una certa liberta', specie nel mio menzionarti spesso, forse non nei contesti e nei modi piu' appropriati.

Cio' nonostante credevo fosse chiaro che non si faceva sul serio. Il nostro rapporto, dopo l'attesissimo saldo del 2006, era oramai orientato verso una amichevole e rotflosa simpatia, si faceva giusto per scherzare.

Voglio dire non e' che io ti odi.
Anzi, al contrario ti stimo moltissimo.

Cio' nonostante devo doverosamente prendere atto di questo perdurante atteggiamento di ostilita'.

Ho pieno diritto alla mia isola felice, lo sappiamo entrambi. Quindi non riesco a spiegarmi dove vogliamo andare a parare. Che abbiamo da guadagnarci? Davvero rivogliamo la guerra?

Il mio vuole solo essere un invito a riconsiderare l'intera situazione. Un invito che porto in clima di amicizia, consapevole sia dei numerosi punti sui quali hai concesso, sia delle diverse occasioni in cui non sei riuscito ad esimerti dal mostrare la tua natura. Lo capisco che e' nell'ordine delle cose, non te ne faccio una colpa. Ma e' comunque un fatto che il clima attuale non possa perdurare troppo a lungo.

Al che veniamoci incontro, no? Non mi sembra che ne sia mai venuto del male.
Io la buona volonta' ce la sto mettendo, fai uno sforzo pure tu.

Ci si sente.
Speriamo non presto.

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